
Un tempo era tutto più facile e un po’ più costoso. In farmacia, veniva fornito al cliente il farmaco originale richiesto e prescritto dal medico, senza possibilità di scegliere altro. Sono, poi, arrivati i farmaci generici, spesso super consigliati e meno cari, ma occorre avere le idee chiare prima di preferire un prodotto che si professa identico, solo perché ha un simile principio attivo. E’ davvero così in tutti i casi? Le cose si complicano di fronte a quelli bioequivalenti perché non è detto che siano pure interscambiabili e, di conseguenza, bisogna sempre tenere presente il fenomeno del biocreep. Di cosa si tratta?
La guerra all’obesità passa addirittura dal termosifone prima ancora che dalla bilancia. Uno studio coordinato a Torino e pubblicato sull’International Journal of Obesity ha concesso di scoprire che l’elevata temperatura nelle abitazioni (20-21 gradi piuttosto che 19) contribuisce a diminuire la «spesa energetica» del nostro organismo, agevolando l’aumento patologico del peso.

Stando ad uno studio portato avanti da Sebastiano Gangemi, allergologo e immunologo clinico che opera presso l’Università di Messina, e da Gioacchino Calapai, dell’Ema di Londra, di concerto con l’ampliamento del consumo di erbe medicinali viene incrementato anche il rischio di reazioni allergiche indesiderate e a volte non conosciute.
Uno studio americano portato a termine dalla Cancer Society e suvvessivamente pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, rivela che le donne che camminano sette ore alla settimana (in media un’ora al giorno) posseggono il 14 per cento di possibilità in meno di contrarre il cancro al seno. Camminare per sessanta minuti al giorno, dunque, è un’ottima forma di prevenzione?
Sono sufficienti ventuno giorni di dieta per diminuire la pressione del sangue nonché l’insufficienza cardiaca. Gli effetti, che sono pari a quelli conseguibili con l’utilizzo dei farmaci, sono stati resi possibili da un regime alimentare con basso apporto di sale ma nel contempo ricco di mineral quali potassio, magnesio, calcio e antiossidanti.
Coloro i quali soffrono di colecisti sanno bene che devono fare molta attenzione all’alimentazione. La colecisti (cistifellea), è una sorta di ‘sacchetto’ che si trova vicino al fegato e che raccoglie la bile finalizzata alla digestione dei grassi. Quando ci si ammala di colecisti compaiono calcoli biliari, ma il paziente non se ne accorge all’istante. Ci si accorge che qualcosa non va, e dunque di avere i calcoli biliari, quando si ha un forte senso di nausea, di vomito, si hanno forti dolori addominali. In quel caso, dopo aver consultato il medico, si potrebbe scoprire di dover asportare la cistifellea. Ciò implica un’alimentazione post operatoria molto particolare.