Caffè decaffeinato, le controindicazioni dell’amico del cuore

di Mariella Commenta

Privo di sostanze eccitanti, ottenuto con procedimenti sicuri, il caffè decaffeinato si potrebbe definire privo di controindicazioni. Ma non è così, è sconsigliato a chi soffre di gastrite, colite, ulcera e reflusso esofageo. Anche se è più leggero e digeribile del caffè normale perchè il chicco è stato privato di gran parte delle cere, durante il processo di torrefazione si sviluppano comunque dei composti che possono provocare secrezioni acide piuttosto fastidiose.

Dall’epoca in cui è stato lanciato, nel lontano 1905, il caffè decaffeinato ha avuto molto successo, in modo particolare in Italia, sesto Paese al mondo per consumo di tazzine amiche del cuore. In effetti la tazzina di decaffeinato è la soluzione ideale per tutti coloro che soffrono di disturbi da stress, insonnia, pressione alta, tachicardia, aritmia, attacchi di ansia, e che rischiano di vedere peggiorare i loro disturbi assumendo sostanze eccitanti.

Per legge, infatti, il caffè decaffeinato deve contenere meno dell 0,1 per cento di caffeina, vale a dire circa 3 mg a tazzina, contro i 75 mg contenuti in un espresso della varietà Arabica (povera di caffeina per natura), i circa 100 mg forniti da una tazzina di miscela Robusta e i ben 150 mg di un caffè lungo in tazza.

In passato, però, erano stati messi sotto accusa i processi di estrazione della caffeina: il timore era che residui di solventi chimici potessero inquinare la bevanda, causando, tazzina dopo tazzina, un pericoloso accumulo di sostanze dannose nell’organismo.

Nel tempo si sono evolute e affermate nuove tecnologie che hanno permesso di estrarre delle sostanze eccitanti a base di carbone attivo e acqua e anidride carbonica. Si tratta di lavorazioni naturali sempre più utilizzate e diffuse rispetto a quelle che prevedono anche l’uso di un solvente chimico.

Ma anche in quest’ultimo caso non ci sono rischi perchè gli eventuali residui chimici vengono eliminati con successivi bagni di vapore e confinati in limiti irrisori dalle normative vigenti.

Alcuni studi condotti dal Mount Sinai School of Medicine di New York riportano che il caffè decaffeinato migliora la memoria, oltre a contribuire a migliorare il metabolismo energetico del cervello soprattutto per il diabete di tipo 2.

Photo credit: Arnab Datta su Flickr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>