Che cos’è l’Amiloidosi e le terapie

di Pina Commenta

Dopo avervi parlato della leucemia acuta, della leucemia acuta promielocitica, della leucemia acuta mieloide, della leucemia linfoide acuta, della  leucemia linfoide cronicadella leucemia mieloide cronica dei linfomi non-Hodgkin e del linfoma di Hodgkin e del mieloma multiplo, riportiamo quanto si legge sul sito ail.it per quanto riguarda l’amiloidosi:

Il termine amiloidosi è utilizzato per descrivere un gruppo di patologie eterogenee, tutte caratterizzate dalla presenza di materiale proteico depositato intorno alle cellule che compongono i diversi tipi di tessuti e organi. In base all’organo interessato, al tipo e alla quantità della proteina depositata si possono avere diverse manifestazioni cliniche della patologia. Il materiale proteico responsabile della malattia viene chiamato sostanza amiloide e può essere costituto da diversi tipi di proteine che, a seguito di cambiamenti patologici della loro conformazione, assumono una configurazione ad elica responsabile della tipica colorazione verde mela che si osserva quando i depositi vengono colorati con la colorazione denominata Rosso Congo. Questa particolare colorazione assunta dalla sostanza amiloide è fondamentale in quanto permette, in fase diagnostica il riconoscimento dei depositi.
Esistono diverse forme di amiloidosi, classificate in base alla natura della proteina che costituisce la parte principale della fibrilla amiloide: fino ad oggi sono state descritte 20 forme diverse di sostanza amiloide. Le forme principali sono costituite da: Amiloidosi AA, Amiloidosi AL, Amiloidosi in corso di dialisi, Amiloidosi ereditaria, Amiloidosi sistemica senile e Amiloidosi localizzata organo specifica.

La forma di amiloidosi di pertinenza ematologica è costituita dall’amiloidosi AL.

Che cosa è?
L’ amiloidosi AL è caratterizzata dal deposito di una proteina che deriva da frammenti delle catene leggere delle immunoglobuline (anticorpi) che vengono prodotte in eccesso da un clone di plasmacellule anomale (cellule linfoidi giunte a maturazione in grado di sintetizzare immunoglobuline).
L’amiloidosi AL fa parte di un gruppo di patologie ematologiche denominate discrasie plasmacellulari ed è una malattia sistemica che può presentarsi con una grande varietà di segni e sintomi che dipendono dagli organi coinvolti. Può presentarsi come patologia isolata o presentarsi in associazione con il mieloma multiplo (si riscontra, come forma di accompagnamento, nel 15% dei pazienti affetti da mieloma), i linfomi non Hodgkin e la macroglobulinemia di Waldenström. In oltre il 95% dei pazienti è presente una proteina monoclonale sierica e/o urinaria. L’età mediana alla diagnosi è 64 anni e meno del 5% dei pazienti presentano la malattia in età inferiore ai 40 anni.
Come detto, le manifestazioni cliniche della malattia possono essere molto eterogenee. Sintomi generali comuni di presentazione possono essere astenia e perdita di peso mentre a seconda dell’organo principalmente coinvolto il paziente può presentare:
-Sindrome nefrosica Il coinvolgimento renale è presente in circa il 70% dei pazienti che possono presentare proteinuria asintomatica o vera e propria sindrome nefrosica
– Cardiomiopatia restrittiva  Presente in circa il 50% dei pazienti. E’ determinata dall’ispessimento del setto interventricolare e/o delle pareti cardiache che determina una disfunzione diastolica o sistolica fino al quadro di insufficienza cardiaca franca. Si possono inoltre avere quadri caratterizzati da aritmie o più raramente angina e infarto quando vengono interessate dai depositi le pareti delle coronarie. La misurazione della troponina I e soprattutto del marcatore cardiaco noto come NT-pro-BNP (si tratta del frammento N-terminale del precursore proteico BNP, peptide natriuretico, sostanza prodotta dalle cellule dei ventricoli cardiaci in risposta allo stiramento delle pareti ventricolari) fornisce un utile e precoce indicatore di coinvolgimento cardiaco alla diagnosi.
– Neuropatia periferica  Presente nel 20% dei pazienti come neuropatia mista sensitiva e motoria (dolore, parestesie) e nel 15% dei pazienti sotto forma di neuropatia autonomica (ipotensione ortostatica, alterazioni della funzionalità del colon o della vescica). Inoltre la compressione dei nervi periferici dovuta ai depositi di sostanza amiloide può essere responsabile della comparsa della sindrome del tunnel carpale.
– Epatomegalia L’epatomegalia, in associazione o meno a splenomegalia, può essere presente in circa il 70% dei pazienti. Possono essere presenti alterazioni degli enzimi epatici e degli indici di colestasi. Il coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale è comunque meno comune rispetto ad altre forme di amiloidosi e può determinare malassorbimento con diarrea, costipazione e una serie di altri sintomi meno specifici.
-Macroglossia e coivolgimento articolare e muscolare L’aumento delle dimensioni della lingua è caratteristico dell’amiloidosi AL. La deposizione di sostanza amiloide all’interno dei muscoli può causare ingrandimenti visibili (pseudoipertrofia) mentre all’interno delle articolazione l’infiltrazione di amiloide può determinare artropatie.
– Porpora e manifestazioni cutanee La porpora è presente in una minoranza dei pazienti ma, particolarmente quando si presenta con una distribuzione periorbitale, rappresenta un segno tipico di amiloidosi AL. Si può inoltre avere a livello della cute una riduzione dello spessore e la presenza di noduli o placche sottocutanee.
– Sintomatologia emorragica La sintomatologia emorragica è frequentemente presente in corso di amiloidosi AL a causa della riduzione nel sangue di uno dei fattori della coagulazione, il Fattore X, determinata dal suo legame con la sostanza amiloide soprattutto all’interno del fegato e della milza. Altre cause sono la coagulopatia presente in corso di coinvolgimento epatico o la malattia di von Willebrand acquisita. In alcuni pazienti può inoltre essere presente sanguinamento nonostante la  coagulazione sia nella norma a causa della presenza di infiltrati amiloidi nelle pareti vasali

Come si effettua la diagnosi?
Nel sospetto di una amiloidosi è necessaria la dimostrazione della presenza del deposito di fibrille di amiloide all’interno di un tessuto, pertanto è fondamentale eseguire  un prelievo bioptico di un organo infiltrato o di un altro sito surrogato (grasso periombelicale; midollo osseo; ghiandola salivare minore). A causa dei minori rischi associati alla procedura, la biopsia del grasso periombelicale e/o la biopsia del midollo osseo ematopoietico sono le procedure di scelta da eseguire e forniscono risposte positive nel 90% dei pazienti affetti. Il materiale ottenuto con la biopsia, viene successivamente colorato con la colorazione al Rosso Congo ed osservato al microscopio a luce polarizzata: se la ricerca è positiva per amiloide viene emessa da parte del materiale colorato, una caratteristica birifrangenza color verde mela.
Una volta appurata la presenza di amiloide nel tessuto, è necessario eseguire ulteriori esami di laboratorio per confermare che si tratti di una amiloidosi AL.
Questi esami sono:
– Immunoistochimica e immunofluorescenza: necessarie per determinare la presenza di catene leggere kappa o lambda monoclonali nel deposito.
– Esame citomorfologico del sangue del midollo osseo ematopoietico ottenuto con l’aspirato midollare: necessario per evidenziare la presenza di plasmacellule monoclonali responsabili della produzione di catene leggere kappa o lambda
– Elettroforesi sieroproteica , immunofissazione sierica e urinaria e dosaggio “free light chains” (catene leggere libere): per evidenziare la presenza di proteina monoclonale (proteina M) nel siero. Nei pazienti affetti da amiloidosi  AL è possibile rilevare la presenza di proteina M nel siero in meno del 50% dei casi. La maggior parte dei pazienti infatti, non presenta nel siero una immunoglobulina monoclonale completa ma soltanto catene leggere monoclonali (nel 70% casi catena leggera lambda, nel 25% dei casi catena leggera kappa, nel 5% dei casi entrambe) pertanto è essenziale eseguire un’ immunofissazione sierica ed urinaria (positive in circa il 90% dei pazienti) e un dosaggio delle “free light chains” che costituisce attualmente l’esame diagnostico più sensibile.

Criteri diagnostici:
I criteri diagnostici per la diagnosi di amiloidosi sono stati sviluppati dall ‘ International myeloma working group e dalla Mayo Clinic e richiedono la presenza di 4 criteri:
1. Presenza di una sindrome sistemica correlabile all’amiloidosi
2. Presenza di positività nei campioni bioptici di qualsiasi tessuto alla colorazione Rosso Congo
3. Dimostrazione delle catene leggere delle immunoglobuline all’interno della sostanza amiloide
4. Dimostrazione della presenza di una proliferazione plasmacellulare monoclonale

Continua…

Photo Credits |Giovanni Cancemi/ Shutterstock

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