Che cos’è il linfoma di Hodgkin e le terapie – II

di Pina Commenta

Dopo avervi parlato della leucemia acuta, della leucemia acuta promielocitica, della leucemia acuta mieloide, della leucemia linfoide acuta, della  leucemia linfoide cronicadella  leucemia mieloide cronica e dei linfomi non-Hodgkin, riportiamo quanto si legge sul sito ail.it per quanto riguarda il linfoma di Hodgkin:

Il linfoma di Hodgkin (LH) è una neoplasia del sistema emo-linfopoietico che si caratterizza per la presenza di un incremento dimensionale dei linfonodi, determinato dalla proliferazione di cellule neoplastiche chiamate cellule di Reed-Sternberg e cellule di Hodgkin, nel contesto di un infiltrato di cellule linfoidi di natura reattiva (neutrofili, eosinofili, monociti e macrofagi).

Terapia: il trattamento del LH è basato essenzialmente sulla chemioterapia e sulla radioterapia. L’utilizzo di schemi di polichemioterapia ha consentito di ottenere negli ultimi 30-40 anni un notevole miglioramento della prognosi di questa malattia, considerata inevitabilmente fatale nel secolo scorso. L’intensità del trattamento è ovviamente modulato sulla base dello stadio in cui la malattia si presenta e delle condizioni cliniche del paziente. I trattamenti chemioterapici cui i pazienti affetti da LH vengono sottoposti sono potenzialmente tossici sul sistema riproduttivo (sebbene le percentuali di sterilità riportate dopo trattamento convenzionale siano < 5%). Nei giovani pazienti è pertanto consigliato, prima di essere sottoposti al trattamento, effettuare la criopreservazione del liquido seminale; le giovani pazienti saranno invece sottoposte ad interruzione farmacologica del ciclo mestruale al fine di preservare il più possibile la funzionalità ovarica e ridurre moltissimo il rischio di danni permanenti al sistema riproduttivo.
Stadi precoci favorevoli (IA e IIA)   Il trattamento standard attuale è costituito da 2-3 cicli di polichemioterapia con schema ABVD (Adriamicina, Bleomicina, Vinblastina, Dacarbazina) seguiti da radioterapia sulla regione linfonodale coinvolta “Involved Field RadioTherapy”) 20-30 Gy.
Stadi precoci sfavorevoli senza grosse masse neoplastiche (=non bulky) (IIB)   Il trattamento standard attuale è costituito da 4 cicli di polichemioterapia con schema ABVD seguiti da radioterapia sulla regione linfonodale coinvolta “Involved Field RadioTherapy”) 30 Gy.
Stadi precoci con malattia bulky (=con grosse masse neoplastiche alla diagnosi)   Il trattamento standard attuale è costituito da 4-6 cicli di polichemioterapia con schema ABVD seguiti da radioterapia sulla regione linfonodale coinvolta “Involved Field RadioTherapy”) 30-36 Gy.
Stadi avanzati (III e IV A e B)   Il trattamento standard attuale è costituito da 6-8 cicli di polichemioterapia con schema ABVD, sebbene altri schemi polichemioterapici possano essere utilizzati. Una valida alternativa al trattamento standard, particolarmente nei pazienti con fattori prognostici sfavorevoli, è lo schema BEACOPP (Bleomicina, Etoposide, Adriamicina, Ciclofosfamide, Vincristina, Procarbazina, Prednisone), la cui maggiore efficacia appare tuttavia gravata da maggiori effetti collaterali, soprattutto sterilità.
Malattia resistente o recidivata   Una certa percentuale di pazienti affetti da LH (circa il 30%) non ottiene una remissione completa dopo il trattamento standard di prima linea o va incontro ad una ricaduta di malattia a distanza di tempo dal termine del trattamento. Il trattamento standard di questi pazienti è basato su schemi di polichemioterapia di seconda linea (es. IEV, IGEV, ICE, DHAP) con raccolta di cellule staminali ematopoietiche e successivo trapianto autologo. Nei casi trattati in prima linea con l’ABVD, come seconda linea può essere utilizzato il BEACOPP.  Per i pazienti che presentano una ricaduta di malattia dopo trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (da donatore familiare compatibile o da registro) può risultare una alternativa valida.
Prognosi: attualmente il LH è una malattia curabile e guaribile in una buona percentuale di casi. Un trattamento effettuato in un centro specializzato può infatti permettere di ottenere globalmente una guarigione nel 70-80% dei pazienti giovani affetti da questa malattia. La prognosi è più grave nei pazienti con età > di 45 anni, in cui le percentuali di guarigione sono intorno al 50%.
Nuovi farmaci: sono molti i  nuovi farmaci in fase di sperimentazione, di cui citiamo i più significativi.
Anti-CD30: La molecola di superficie CD30 può costituire un potenziale bersaglio di farmaci mirati. Nonostante gli scarsi risultati ottenuti con l’utilizzo dell’anticorpo monoclonale chimerico SGN-30, altri due anticorpi umanizzati contro il CD30 sono stati sviluppati: XmAb2513 e SGN-35. Di questi SGN-35 (Brentuximab Vetodin, anticorpo anti-CD30 coniugato con un inibitore della tubulina) ha mostrato risultati incoraggianti in tutti gli studi clinici fino ad ora effettuati tanto da ottenere negli USA l’approvazione dal parte della Food and Drug Administration (FDA) americana come terapia di salvataggio in pazienti ricaduti dopo autotrapianto o dopo almeno 2 linee di chemioterapia. In Italia il farmaco non è al momento ancora approvato ed è stato fino ad ora fornito solo ad uso compassionevole; si ritiene però che sarà al più presto disponibile.
Inibitori di mTOR   L’inibitore di mTOR somministrato per via orale Everolimus ha mostrato una discreta attività in studi clinici di fase 1-2, pur presentando spiccata tossicità ematologica.
Inibitori delle Istone Deacetilasi  Dagli studi clinici condotti fino ad ora sembra che questi farmaci (es. Panobinostat) siano in grado non tanto di ottenere remissioni malattia, quanto di mantenere stabilità della stessa, candidandosi come agenti potenziali nelle terapie di combinazione con la chemioterapia standard o nella terapia di mantenimento nei pazienti ad alto rischio di recidiva.
Immunomodulatori   Sono almeno 3 gli studi clinici che hanno esplorato il ruolo della Lenalidomide nel trattamento dell’LH; da questi studi è emersa la capacità di questo farmaco, utilizzato in monoterapia in pazienti con LH recidivato/refrattario, di indurre una percentuale di risposte globali compresa tra il 14 e il 50%, tale da poter incoraggiare futuri studi di combinazione con la chemioterapia al fine di chiarirne il ruolo in questa patologia.
Anti-CD20   Il Rituximab è in grado di agire sulle cellule B che infiltrano lo stroma neoplastico e che sembrano avere un ruolo nel sostenere la sopravvivenza delle cellule neoplastiche del LH. L’aggiunta del Rituximab alla chemioterapia standard ha mostrato un miglioramento dell’andamento clinico se confrontato con i controlli storici. Per tale motivo sono in corso studi randomizzati che confrontano la chemioterapia standard con o senza aggiunta di Rituximab nei pazienti con LH all’esordio di malattia. Il Rituximab da solo viene utilizzato nelle forme a prevalenza linfocitaria nodulare.
Nuovi alchilanti   La Bendamustina ha mostrato buona attività nel trattamento del LH (risposte globali intorno al 60%), nonostante una spiccata tossicità ematologica e una breve durata delle risposte. Nuovi studi sono necessari per chiarire il ruolo di questo farmaco.
Inibitori di NF-kB   Nonostante i buoni risultati ottenuti in vitro, il Bortezomib ha mostrato una limitata attività nel trattamento del LH in recidiva.

Photo Credits |Giovanni Cancemi/ Shutterstock

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