L’inappetenza è segnale di malessere, le cause

di Mariella Commenta

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Non bisognerebbe mai sottovalutarlo, l’inappetenza è segnale di malessere, le cause possono essere molteplici. Potrebbe trattarsi di una forma influenzale ma, quando è persistente, potrebbe rivelare problemi più seri (per esempio una malattia cardiaca o polmonare, un tumore, un’infezione seria).

Il primo passo da fare è rivolgersi a un medico, innanzitutto quello di famiglia, che conosce la storia medica della persona e che, se lo riterrà opportuno, sarà in grado di indirizzare ai servizi specializzati. Solitamente quando si parla di inappetenza viene in mente l’anoressia nervosa.

Esistono dei segnali che è bene non sottovalutare per poter intervenire tempestivamente. Nel caso in cui, nel corso del tempo, si verifichi un calo di peso, è utile iniziare a osservare se parla meno, è lenta nel mangiare, si pulisce spesso la bocca, fa microporzioni dei cibi, deve correre subito in bagno dopo mangiato.

Quando una persona ha problemi di inappetenza la prima domanda che un medico dovrebbe rivolgerle è se sta prendendo dei farmaci. Quasi tutti i medicinali, infatti, presentano tra gli effetti collaterali una possibile mancanza di appetito che si risolve dopo che si smette la cura. Tra i farmaci che provocano il problema vi sono gli antibiotici e i farmaci per la chemioterapia, gli analgesici derivati dall’oppio (morfina e codeina), alcuni farmaci per l’epilessia, alcuni integratori naturali, come ginseng o i derivati dell’efedrina.

Un forte stress, una delusione, problemi sul lavoro sono fattori che possono causare l’inappetenza, che può durare anche a lungo. Solitamente è passeggero, ci sono dei casi però in cui la situazione è più seria. Per esempio, le persone depresse lamentano spesso inappetenza, chi è affetto da disturbi ossessivi pensa che il cibo possa essere contaminato, chi soffre di attacchi di panico teme che ogni boccone ingoiato possa provocare soffocamento.

Decidere di mangiare cibi sani, biologici e a chilometro ero è una scelta salutare per sè e per l’ambiente. Quando però la scelta si trasforma in ossessione, il termine medico è ortoressia, possono subentrare dei problemi: è più difficile, se non impossibile, mangiare nella pausa pranzo del lavoro e, soprattutto, si perde la convivialità, ovvero la possibilità di condividere l’esperienza del cibo insieme ad altre persone. Il risultato è l’inappetenza.

Photo credit: ralf767 su Flickr