La mania del perfezionismo rovina la salute

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Chi non ha mai conosciuto una persona che del perfezionismo ne fa una vera e propria ossessione? Ebbene, la mania del perfezionismo rovina la salute, lo sappiano coloro che, anche una virgola fuori posto, può sconvolgere la loro vita. E ci viene in mente lo storico personaggio interpretato da Carlo Verdone in ‘Bianco Rosso e Verdone’, quel fantastico Fulvio pignolo fino all’ossessione che ci ha fatto ridere nel film, nella realtà sarebbe decisamente diverso.

La mania del perfezionismo, dicono gli esperti, può portare anche problemi fisici oltre che emotivi, e rendere difficili le relazioni con gli altri. Succede spesso che si pretende molto da chi ci circonda, perchè lo si fa con sé stessi. Si è molto severi, niente sembra andare bene. Quasi sempre l’operato di chi ci sta al fianco è sbagliato, forti della convinzione che solo noi siamo in grado di fare come si deve.

Essere precisi, va bene, quando diventa mania del perfezionismo, rovina la salute, sia fisica che mentale, e nuoce gravemente alle relazioni con gli altri. Chi di noi non è incappato in qualcuno che ritiene il suo operato perfetto? La mania del perfezionismo porta a criticare qualsiasi cosa facciano gli altri, può essere il capo ufficio che va alla ricerca del classico pelo nell’uovo, pur di dimostrare che qualcosa non funziona.

Ma può essere anche il nostro partner che ispeziona casa per verificare che non ci sia il minimo granello di polvere, o i genitori che, comunque, trovano da ridire. Nessuno è perfetto, questo dovrebbe venire in mente più spesso di quanto accada. A metterci in guardia sono i ricercatori canadesi dell’Università di Toronto, la mania del perfezionismo, oltre a intaccare le relazioni interpersonali, può essere fonte di vere e proprie malattie come disturbi alimentari, rabbia, stress elevato, depressione, ansia, irritabilità e persino dolori di varia natura.

Gli esperti spiegano che la mania del perfezionismo porta a confondere ‘professionalizzazione’ con ‘personalizzazione’, questo accade soprattutto nel mondo del lavoro. Se qualcosa non è fatto secondo il proprio modo di percepire la perfezione, automaticamente è sbagliato. Difficilmente il soggetto percepisce che, la perfezione non ha un valore assoluto, quel che è eccellente per un individuo, può non esserlo per un altro.

Spesso, pur di raggiungere la perfezione ci si pongono degli obiettivi irraggiungibili, una competizione malsana che danneggia. Bisogna imparare a comprendere se vale davvero la pena di raggiungere quegli obiettivi. Se, insomma, il gioco vale la candela.

Sbagliare insegna molto, valutare i propri errori ed imparare da essi è fondamentale. Dobbiamo trarre insegnamento da quanto di negativo più accadere per tracciare un futuro costruttivo. Impariamo a riprendere fiato, cogliere l’attimo e non pretendere l’impossibile. Come diceva Lorenzo de’ Medici: ‘Chi vuol esser lieto, sia: del doman non v’è certezza’.

Photo credit: Je suis Lara su Flickr

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