Tumore al seno, i farmaci intelligenti per le terapie personalizzate, ecco come agiscono

di Mariella Commenta

La mammografia consente ormai di evidenziare anche tumori di piccolissime dimensioni, altrimenti destinati a non dare nessun precoce segno di sè. Oggigiono le percentuali di guarigione sono sempre più elevate e confortanti: per tumore al seno inferiori ai 5 millimetri di diametro si sfiora il 98 per cento di casi curati con successo. Tutto merito di due grosse conquiste: da una parte le campagne di sensibilizzazione e i programmi di screening per la diagnosi precoce e, dall’altra parte, i grandi progressi compiuti dalle terapie mediche, che da qualche anno si avvalgono di farmaci intelligenti capaci, cioè di colpire il bersaglio in maniera selettiva, senza prendere di mira anche la cellule sane, e di cure altamente personalizzate.

Che si aggiungono a due conquiste convalidate: la chirurgia conservativa, che da diversi anni consente di asportare soltanto il quadrante della mammella interessato, e l’analisi del famoso linfonodo sentinella che, se è negativo, fornisce la rassicurante certezza che il tumore non si sia diffuso. Un altro recente progresso sta nelle informazioni in più acquisite dall’esame istologico del “nodulino” asportato, che consentono di mettere a punto una terapia confezionata sulle caratteristiche del singolo tumore.

Il primo tassello di questo identikit è fornito dalla domanda: ci troviamo di fronte a un tumore che ha dei recettori sensibili agli ormoni? Fortunatamente, nel 70 per cento dei casi la risposta è positiva. Fatto che permette non solo di stilare una prognosi favorevole (le neoplasie ormonali sono meno aggressive) ma di creare subito l’aggancio con una terapia ormonale su misura. In questo caso alla donna può essere risparmiata la chemioterapia: come unica cura le viene prescritto per cinque anni il tamoxifene e, se è in posto menopausa, un inibitore dell’aromatasi. Si tratta di farmaci ben tollerati che bloccano la stimolazione ormonale sul seno.

Niente chemioterapia se il test Ki-67 è favorevole
È un esame che consente di sapere se le cellule tumorali analizzate abbiano un’alta o bassa capacità di proliferazione. Se si moltiplicano a un ritmo elevato, possono essere prescritti per tratto-sei mesi alcuni cicli di chemioterapia che, però, non fanno più paura come una volta. Al posto di farmaci densi di effetti collaterali (nausea, astenia, perdita di capelli), oggi vengono prescritti chemioterapici che hanno una buona tollerabilità, come le antracicline liposomiali. Se, invece, dal Ki-67 emerge che le cellule tumorali hanno una bassa capacità proliferativa, niente chemioterapia.

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