Trauma cranico e rischio Alzheimer, come sono collegati?

di Pina Commenta

Il rischio Alzheimer aumenta quando una persona è vittima di più di un trauma cranico. Gli effetti delle botte alla testa, infatti, vanno ben oltre il riassorbimento dell’ematoma e possono durare anche 10 anni. Lo sapevate? Lo spiega una ricerca. 

Ogni volta che a seguito di una botta in testa si rileva un trauma cranico, bisogna fare mente locale e pensare alle conseguenze future dell’accaduto. Non una sola botta è sufficiente per far ammalare un individuo ma chi per lavoro fosse esposto a questi rischi dovrà mettere in sicurezza la propria testa. Scrive infatti La Stampa riportando la ricerca sulla correlazione tra trauma cranico e Alzheimer:

Secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista Neurology, ad opera dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, i traumi subiti alla testa possono aumentare la probabilità di andare incontro a demenza senile e Alzheimer attraverso la formazione di placche amiloidi nel cervello. Un risultato, seppur preliminare e ottenuto su un numero molto piccolo di persone, potrebbe essere sfruttato in futuro nella prevenzione di queste malattie.

Ventisei milioni di malati nel mondo, 800 mila soltanto in Italia. Numeri che, secondo gli esperti, sono destinati a crescere sempre di più, complice l’innalzamento dell’aspettativa di vita media. E’ questa la radiografia del morbo di Alzheimer. Per gli scienziati il principale responsabile della patologia sarebbe una forma alterata della proteina beta amiloide. Questa, proprio perché aberrante, si accumulerebbe nel cervello sotto forma di placche causando la morte dei neuroni. […]

Precedenti studi hanno dimostrato che in seguito ad un forte trauma cranico nel cervello è possibile rilevarne la presenza mediante risonanza magnetica. Altri studi epidemiologici hanno rilevato che le persone che hanno subito un trauma cranico sono maggiormente predisposte a sviluppare demenza senile.

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