La dispnea, quando manca l’ aria, è la spia di malattie di cuore e polmoni

di Mariella Commenta

La fame d’aria, ovvero l’impressione di non riuscire a incamerare abbastanza aria nei polmoni per respirare bene, è una sensazione così spiacevole che spinge chi non soffre a rivolgersi in fretta al medico. E meno male perchè la dispnea, a meno che non sia sporadica, in genere è la spia di una malattia del cuore o dei polmoni. Diverso è invece se il disturbo ci colpisce quando abbiamo la febbre, andiamo in montagna o svolgiamo un’attività fisica. In questi casi si verifica un incremento della frequenza respiratoria che può associarsi a una sensazione di lieve difficoltà di respiro, che però se ne va non appena cambiano le condizioni scatenanti.

La dispnea è tipica dello scompenso cardiaco. Il cuore non svolge bene la sua funzione di pompa, così che il sangue ristagna nei polmoni dove si accumula con altri liquidi e non si ossigena più. Spesso compaiono anche gonfiore a gambe e caviglie, tachicardia, pressione bassa e stanchezza. La dispnea migliora con l’ossigenoterapia, mentre lo scompenso si tiene sotto controllo con diuretici, Ace inibitore, sartani e betabloccanti.

Se la difficoltà a respirare non è improvvisa ma graduale, compare in un fumatore ed è accompagnata da tosse e alterazioni della frequenza cardiaca, potrebbe trattarsi di broncopneumopatia cronica ostruttiva o Bpco. È la conseguenza di un’ostruzione delle vie aeree dovuta a un progressivo danneggiamento dei polmoni e degli alveoli facilmente causata da una bronchite cronica o da un enfisema. Oltre che con l’ossigenoterapia, la Bpco si cura con i broncodilatatori, i diuretici ed eventualmente con i betastimolanti e gli antibiotii per contrastare l pericolo infezioni.

L’embolia polmonare è una seria condizione caratterizzata da dispnea acuta talora accompagnata da dolore toracico. La causa più frequente è la tromboflebite profonda, che consiste nella formazione di coaguli di sangue nelle vene profonde soprattutto delle gambe, che possono staccarsi e andare in circolo fino ai polmoni. L’embolia si cura con gli autocoagulanti come l’eparina endovenam seguita dalla somministrazione per bocca per almeno tre anni in modo da evitare recidive.

Nel caso in cui la dispnea compaia in risposta a uno stimolo allergico, come i pollini, gli acari della polvere, il pelo di animale ma anche certi alimenti, siamo di fronte a una crisi d’asma. Le difficoltà a respirare è accompagnata da tosse e sibilo, da naso che cola, congiuntivite, gonfiore della bocca e della lingua. Chi soffre dovrebbe sempre avere con sè lo spray broncodilatatore a breve durata d’azione a base di salbutamolo, da spruzzarsi in bocca in caso di crisi nelle fasi iniziali. Nelle forme poiù serie, è necessario assumere anche farmaci e broncodilatatori.

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