Tunnel carpale, perché colpisce soprattutto le donne, come riconoscerlo, le cure

di Mariella Commenta

Può colpire chiunque, dalla casalinga all’operaio, dal manager a chi usa molto il computer. I sintomi devono subito mettere in guardia, perché indicano che si è stati colpiti dalla sindrome del tunnel carpale. Per fortuna esistono cure efficaci, in grado di restituire alla mano la sua completa funzionalità entro pochi mesi, a patto, però, di intervenire tempestivamente. Se si perde troppo tempo, infatti, è possibile che non si possa più recuperare completamente la sensibilità delle dita.

I primi sintomi del tunnel carpale sono la comparsa di formicolio al pollice, all’indice e al medio della mano. All’inizio questi disturbi sono lievi e si presentano al risveglio perché, mentre si dorme, si ha la tendenza a tenere il polso in una posizione flessa, che aumenta la pressione all’interno del tunnel carpale e provoca la sofferenza del nervo mediano.

Con il tempo, però, i formicolii diventano sempre più frequenti e continui, e si può avere anche una limitazione nei movimenti quotidiani: per esempio, diventa difficile girare le pagine di un giornale o tenere in mano una penna per scrivere.

Se i disturbi del tunnel carpale non vengono curati, la capacità di conduzione degli impulsi da parte del nervo diminuisce; un segno importante è la riduzione della nutrizione del muscolo che sta alla base del pollice, che diventa più piccolo, e la conseguente diminuzione della forza di presa della mano. Più si trascura la malattia, più le estremità delle dita della mano perdono la sensibilità.

La sindrome del tunnel carpale interessa maggiormente le persone che svolgono lavori manuali di precisione, con movimenti ripetitivi: per esempio, l’uso quotidiano e continuo del computer (mouse o tastiera). La malattia colpisce maggiormente le donne, soprattutto dopo la menopausa, il 90 per cento dei malati, infatti, è di sesso femminile. Questo avviene sia per la loro costituzione ossea, più minuta (lo spazio dove passa il nervo mediano è minore e, di conseguenza, la possibilità di una sua compressione è maggiore) sia per gli sbalzi ormonali a cui vanno incontro (nel caso del ciclo mestruale, ma soprattutto durante la gravidanza e la menopausa), che possono facilitare l’infiammazione e il rigonfiamento dei tessuti molli del polso, determinando una compressione del nervo mediano.

Le cure del tunnel carpale dipendono dalla serietà della malattia.

Il cortisone: lo specialista può decidere se ricorrere a infiltrazioni di cortisone direttamente nel tunnel carpale. Questo farmaco, però, serve solo a ridurre il dolore e l’infiammazione, ma non a curare il disturbo.

Il tutore: consiste in una polsiera con una stecca centrale da indossare di notte, che mantiene il polso in una posizione stabile e mette a riposo il nervo mediano. Il tutore è indicato nei casi più lievi (o appena scoperti) e può essere associato, per qualche giorno, ad antinfiammatori.

La chirurgia endoscopica: dopo aver eseguito una piccola incisione traversa di 1-2 centimetri al polso, dal lato del palmo della mano, il chirurgo inserisce una piccola telecamera che proietta le immagini su un monitor e, mediante una lama, seziona il legamento traverso del carpo. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e dura circa un quarto d’ora.

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