La presbiopia, quando hai difficoltà a guardare le immagini da vicino, i controlli da fare

di Mariella Commenta

Una sera come tante, stai leggendo a letto una rivista o un libro alla luce dell’abat-jour, non vedi bene e, istintivamente, allontani il foglio dal volto per riuscire a mettere a fuoco le parole. Te la prendi con chi ha impaginato giornale o libro, in realtà, si tratta di presbiopia, un difetto visivo ineluttabile, che arriva intorno ai quarant’anni ed è dovuto alla progressiva perdita di elasticità del cristallino, la lente del nostro apparato visivo che corrisponde al “focus” automatico delle moderne macchine fotografiche. Più passano gli anni, più questa piccola lente, che si modifica in relazione alla luce, irrigidendosi sempre più perde la sua capacità di adattarsi alle condizioni luminose e di mettere perfettamente a fuoco le immagini da vicino che, di conseguenza, risultano meno nitide.

I primi campanelli di allarme di una visione sfocata si hanno in genere di sera, quando la vista è affaticata e la scarsa illuminazione fa dilatare la pupilla, mettendo a dura prova la capacità di accomodazione del cristallino. L’età in cui si diventa presbite? Varia molto da donna a donna, risentendo sia delle influenze familiari sia dei difetti visivi precedenti all’insorgenza della presbiopia: le ipermetropi, infatti, tendono a manifestarla intorno ai 40 anni, mentre le miopi verso i 45. Purtroppo, l’unica terapia consiste nel mettere gli occhiali per vedere da vicino, prescritti dall’oculista dopo un’accurata visita tesa a misurare l’acuità visiva tesa a misurare l’acuità visiva durante la lettura.

Per determinare il grado di presbiopia, lo specialista, dopo aver misurato la vista dà una mano alla paziente un ottotipo a libro, cioè un testo scritto con lettere più o meno piccole. Quindi, allontanando e avvicinando il testo, vengono applicate davanti agli occhi diverse lenti correttive, scegliendo così quelle più giuste.

Oltre alla prova lettura, l’oculista esegue due esami: il cosiddetto fondo dell’occhio e la misurazione della pressione oculare. Il primo è utile a rilevare eventuali alterazioni della retina che possono accompagnarsi alla presbiopia: l’oculista può osservare, infatti, le condizioni del nervo ottico, le arterie, le vene e i capillari retinici, la loro colorazione nonché la macula, quell’area posta al centro della retina addetta alla nitidezza della visione centrale

La misurazione della pressione oculare è invece un esame indispensabile a valutare il silenzioso instaurarsi del glaucoma, l’aumento della pressione interna all’occhio che, a volte, compare dopo i 45 anni. Il glaucoma viene definito il ladro silenzioso della vista perchè non comporta sintomi oculari o difetti della visione rilevabili, se non quando è troppo tardi. Tanto più che la misurazione della pressione è semplice e rapida, avvalendosi di uno speciale strumento appoggiato agli occhi chiamato tonometro.

Una volta inquadrato il problema, l’oculista prescriverà degli occhiali che possono essere provvisti di lenti correttive dedicate alla presbiopia o di lenti multifocali: consentono di mettere a fuoco le immagini, vicine e lontane, a chi è anche miope o ha altri difetti. Però il ricorso agli occhiali non ferma la progressione del disturbo. Invecchiando, infatti, il cristallino determina un grado di presbiopia ogni dieci anni.

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