Attacco di panico: una reazione alla vita stressante, come riconoscerla ed affrontarla, i metodi per combattere il problema

di Mariella Commenta

 Gli attacchi di panico arrivano all’ improvviso, ed è una reazione eccesiva a situazioni normali della vita quotidiana.

Colpisce soprattutto le donne e provoca soffocamento, vertigini, tremori e aumento dei battiti. L’ attacco di panico è l’ amplificazione di una reazione di ansia o di paura, dovuta al cattivo funzionamento di alcune aree cerebrali e di neurotrasmettitori, come la noradrenalina e la serotonina. Il cervello reagisce in modo eccesivo nelle normali situazioni, oppure di fronte ad accadimenti che non metterebbero in agitazione le altre persone.

Allo stato d’ ansia si associano altri sintomi, come aumento del numero di battiti, senso di soffocamento, vertigini, vampate o brividi, sudorazione fredda e tremori. Possono comparire anche torpore o formicolio, dolori addominali e senso di svenimento.

Da un punto di vista psicologico, la sensazione caratteristica di un attacco di panico è quella di impazzire o di morire. Si avverte un senso di soffocamento, la paura che capiti qualcosa di tremendo e il timore di perdere il controllo delle proprie reazioni.

Il disturbo di panico può cominciare già nella tarda adolescenza (intorno ai 10-20 anni) e colpisce particolarmente le donne e alcuni individui più vulnerabili, come quelli con una personalità ansiosa o che vivono in maniera stressante. Si manifesta con l’ attacco di panico, una crisi d’ ansia acuta che può durare da pochi minuti ad alcune ore; si parla di disturbo di panico vero e proprio quando si verificano numerosi attacchi, inaspettati e ricorrenti, e almeno uno di essi è seguito dalla preoccupazione di averne altri, dal timore di complicazioni dovute all’ attacco stesso e alle alterazioni del comportamento.

L’ attacco di panico si accompagna ad altre paure
Spesso chi soffre di attacchi di panico ha anche altre paure immotivate. Le più comuni sono l’ agorafobia (cioè la paura degli spazi aperti, come le piazze o le strade larghe) o la claustrofobia (il timore di trovarsi nei luoghi piccoli e chiusi, come gli ascensori o la metro). Altre fobie riguardano il terrore di parlare in pubblico o di entrare in una stanza dove si sta svolgendo una riunione, per timore di essere giudicati negativamente. Tutto questo porta non solo a importanti rinunce sul piano professionale, ma anche ad evitare le occasioni di incontro, isolando, di fatto, l’ individuo.

Il ruolo svolto dall’ anidride carbonica
Recenti studi hanno dimostrato che ciò che scatena l’ attacco di panico è la bassa concentrazione di anidride carbonica nel sangue. Infatti, questa quando arriva al cervello stimola i chemorecettori, strutture che hanno lo scopo di informare il locus coeruleus, che a sua volta stimola l’ amigdala.

Questa è una piccola area del cervello a forma di mandorla, che è il vero sensore dell’ attacco di panico, e ha il compito di reagire di fronte alla situazione di crisi, per non danneggiare l’ organismo.

La persona è travolta da un impulso non controllabile: trovare una via di fuga per allontanarsi dal luogo dove l’ aria è irrespirabile. Così, un individuo ansioso tende a respirare in modo frequente, cioè iperventila. Questa iperventilazione rilascia maggiore anidride carbonica con l’ espirazione, facendo ridurre anche la quantità nel cervello. Compaiono, quindi, manifestazioni quali fa “fame d’ aria”.

L’ attacco di panico può essere ereditario
Ogni persona colpita da attacco di panico è un caso a sé, Tuttavia, spesso, il malessere può essere considerato ereditario, poiché si presenta più frequentemente quando i genitori o i parenti più stretti in passato hanno avuto lo stesso problema. Spesso, le manifestazioni sono precedute nell’ infanzia da un’ eccessiva paura della scuola o da ansia dovuta alla separazione dei genitori. Anche il caldo può considerarsi un fattore di rischio: per questo motivo, tutte le persone predisposte e costrette a rimanere a lungo in un luogo caldo e affollato sono a rischio di attacchi di panico. Inoltre, tali attacchi possono essere scatenati dall’ uso di sostanze eccitanti, quali caffeina, ginseng, alcol, cocaina, etc.

Come risolvere il problema dell’ attacco di panico
Per non peggiorare la situazione mentre l’ attacco di panico è in corso, la prima cosa da fare è cercare di stare calmi e di ridurre la frequenza degli arti respiratori, magari andando all’ aperto o aprendo una finestra. Poi, se possibile, mettersi in contatto con qualche persona che possa essere di conforto.

I farmaci per l’ attacco di panico
Il disturbo di panico si cura con gli antidepressivi di ultima generazione, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. All’ inizio, questa cura può essere associata alle benzodiazepine, farmaci contro l’ ansia, che tranquillizzano in attesa degli effetti degli antidepressivi.
La cura va prescritta da un medico e, di solito, dura per molto tempo. Inoltre, prima si comincia, più è facile guarire.

La psicoterapia per l’ attacco di panico
Dopo un primo periodo di cura con i farmaci, ai medicinali si può associare la psicoterapia, per imparare a ridurre e a controllare i sintomi ricorrendo a particolari esercizi. Per esempio, può essere utile la tecnica cognitiva – comportamentale, che insegna quali comportamenti mettere in atto per superare il disturbo; oppure quella interpersonale, che evidenzia le emozioni e gli effetti dovuti agli attacchi. Già dopo poco tempo, l’ associazione delle due cure determina evidenti miglioramenti e si dimostra efficace nel prevenire e nel ridurre le crisi in maniera graduale, fino alla completa guarigione.

Spesso l’ attacco di panico non si riconosce
E’ difficile che ai primi sintomi della malattia la persona sia in grado di capire la sua natura, associandola a una forte crisi di ansia. Spesso, infatti, chi avverte questi sintomi si allarma molto, pensa di avere altri disturbi e di solito si rivolge al Pronto Soccorso o al medico di base. Purtroppo, non riscontrando problemi fisici, non sempre si riesce a fare una diagnosi. Per questo possono passare anche anni dai primi attacchi a quando si individua il problema. Così, in molti casi le cure vengono iniziate in ritardo, quando le ripercussioni sono marcate e interferiscono con la vita della persona, o hanno già portato a conseguenze come la depressione, l’ abuso di alcolici o di sedativi.

Le cure dolci per l’ attacco di panico
Un aiuto contro l’ attacco di panico può venire anche dalla cosiddetta medicina alternativa. Le tecniche di rilassamento e di respirazione, oppure attività come lo yoga, hanno un effetto importante. Lo stesso discorso può essere fatto per la fitoterapia, in quanto i preparati a base di valeriana e di passiflora possono svolgere un’ azione positiva contro l’ ansia. Tuttavia, tali rimedi da soli non eliminano il problema; possono essere utilizzati insieme alle altre cure, ma sempre su indicazione del medico curante.

L’ aiuto della famiglia
Un ruolo fondamentale nel trattamento degli attacchi di panico lo svolgono anche i familiari della persona, per esempio, sostenendola durante la cura e incoraggiandola ad aspettare i primi risultati. Una buona informazione ai familiari su come comportarsi viene offerta dai centri di ascolto specializzati. Grazie al lavoro di persone competenti e qualificate, questi centri sono in grado di aiutare i familiari nella ricerca di sostegni più efficaci.

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