Più rischio infarto e ictus per chi fa le ore piccole e sta sveglio fino all’ alba. La ricerca dell’ Emory University

di Mariella Commenta

Più rischio infarto e ictus per chi fa le ore piccole e sta sveglio fino all’ alba. La ricerca dell’ Emory UniversityPiù rischio infarto e ictus per chi fa le ore piccole e sta sveglio fino all’ alba. La ricerca dell’ Emory University di Atlanta

Svelato il mistero del pericolo delle ore piccole. Già diversi studi hanno dimostrato che stare svegli fino all’ alba è pericoloso per il cuore: si verificano più spesso casi di ictus e infarto. Secondo un team di ricercatori dell’ Emory University di Atlanta la chiave di tutto è nei ritmi giornalieri delle cellule che formano i vasi sanguigni. Gli scienziati, infatti, hanno scoperto che l’ attività di queste cellule è al livello più basso proprio nelle primissime ore del mattino; questo ciclo della vita cellulare può rendere i vasi sanguigni meno in grado di rilassarsi, aumentando così il pericolo di problemi al cuore in un particolare momento della giornata.
Le cellule progenitrici entoteliali hanno un ruolo importante nel mantenere il rivestimento dei vasi sanuigni. Si tratta essenzialmente di cellule staminali che aiutano a rimpiazzare le cellule endoteliali che formano i vasi proprio nel punto di una lesione, e favoriscono la costruzione di nuovi vasi nelle aree prive di un adeguato rifornimento di sangue.

L’ ESPERIMENTO DEI RICERCATORI
I ricercatori hanno monitorato 12 volontari sani di mezza età, sottoponendoli a test specifici ogni 4 ore, per un periodo di 24 ore. Misurando le reazioni dei volontari, i ricercatori hanno scoperto che l’ abilità dei vasi di rilassarsi e quella delle cellule chiave di crescere raggiungono un picco a mezzanotte (quando il numero delle cellule progenitrici epiteliali arriva a quota 2.000). Dopodiché tutti questi elementi iniziano a sperimentare un calo.

I RISULTATI DELLA RICERCA
La funzione endoteliale è particolarmente depressa nelle prime ore del mattino e il controllo di questo meccanismo è legato ai ritmi circadiani, cioè al nostro orologio biologico.
Il numero di persone che subiscono un attacco cardiaco sembra registrare un picco nelle prime ore del mattino.
Anche se questo studio è di piccola portata, è importante continuare a indagare su come le pareti dei vasi sanguigni siano influenzate dalle varie fasi della giornata.

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