Farmaci generici e branded: quali fattori incidono sull’esito delle terapie?

di Francesca Spano Commenta

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Farmaci generici e farmaci branded: non tutti hanno le idee chiare e se il principio attivo resta il medesimo, in effetti, bisogna fare attenzione al problema di aderenza e persistenza. Si tratta di termini, ovviamente, sconosciuti ai profani del settore medico, tuttavia valutare i fattori condizionanti riguardo all’esito di una terapia, soprattutto per patologie importanti, ha davvero un peso fondamentale. Sia per la guarigione che per il rischio addirittura di un peggioramento, senza l’eventuale intervento di contrattacco garantito dal giusto medicinale.

I malati cronici, soprattutto, possono migliorare solo se riescono a seguire correttamente la terapia e questo iter corrisponde appunto alla parola aderenza e procede così per tutto il tempo necessario alla cura, la famosa persistenza. Non sono gli unici fattori però, perché ogni caso è diverso e bisogna valutare sempre il medico, il paziente e il tipo di trattamento che è stato assegnato. Il rapporto tra i primi due e la decisione di iniziare una terapia piuttosto che un’altra, cambiano di molto le cose.

Tre restano gli elementi base per l’aderenza al trattamento: oltre ad essere efficace, infatti, deve essere tollerabile e semplice da seguire, ma qualche volta per quanto riguarda i farmaci generici l’efficacia può essere leggermente diversa e lo stesso vale per la tolleranza. Il motivo è principalmente legato agli eccipienti che hanno una soglia di variabilità pure molto importante a volte. Questi ultimi, possono interagire con molecole attive scatenando eventuali allergie. Se poi il farmaco prescritto è molto caro, si rischia di non portare a termine la cura come si dovrebbe, proprio perché il paziente tende ad acquistarlo con meno frequenza. Potrebbe finire per passare al non branded con la possibilità di averci solo guadagnato o, invece, di ottenere degli effetti meno reali.

In questo senso, dunque, se i livelli di aderenza e persistenza sono alti, i vantaggi sono evidenti, in caso contrario si rischia anche un ricovero in ospedale e l’intensificarsi della malattia. I farmaci generici, tuttavia, non vanno demonizzati perché molte volte sono assolutamente identici a quelli di marca, bisogna perciò valutare caso per caso. Una conferma che arriva dal prof. Francesco Vittorio Costa, cardiologo, professore associato di medicina interna, Presidente ASIAM (Associazione Interdisciplinare Aggiornamento Medico) che ha più volte parlato dell’argomento.

In generale, il passaggio dal branded al generico, è sempre stato oggetto di molti studi e la letteratura scientifica è carica di casi di questo tipo. Lo stesso vale, pure per le terapie preventive che non agiscono direttamente sui sintomi. Altro dato importante è quello delle compresse. Grandezza, colore e consistenza possono causare confusione e si rischia di sbagliare la quantità del prodotto da assumere e la sua periodicità. La bioequivalenza, infine, viene testata verso il brand ma non verso il generico e questo significa che se i prodotti non di marca non vengono confrontati tra loro, potrebbero avere reale differenza di efficacia e tollerabilità.