Protesi difettose Pip: la drammatica storia di Ornella

di Mariella Commenta

Vi raccontiamo la storia di una donna non giovanissima, cinquant’anni, non si è certo più ragazzine ma si è donne, mature, con tutto il bagaglio di esperienze che una donna è riuscita ad acquisire nel corso degli anni. Ornella è un nome di fantasia, una storia come tante, una vita normale, un quotidiano che condivide con milioni di donne al mondo. Come succede a tante, non si è mai contente del proprio corpo, il gluteo poco tonico, la pancetta perché si sono avuti dei figli e quel seno che non è più turgido o non è la misura che vorremmo avere. Il seno è una parte importante del corpo, un bel décolleté in estate con quelle camicette scollate fa una bella figura.

Ornella decide quindi da fare il passo importante, si ritocca il seno, non vuole affidarsi ad una qualsiasi struttura e, nel 2006, si rivolge ad uno dei migliori professionisti della capitale. Quel che voleva era rendere il seno più armonioso e rotondo, niente di speciale, due gravidanze lasciano quel segno che lei vuole cancellare. Fa una ricerca fra i conoscenti e si affida al luminare di turno che le dà le spiegazioni del caso, essendo profana gli si affida fiduciosa:

“Quando mi ha spiegato quale tipo di prodotto sarebbe stato impiantato ho firmato il consenso. Anche se avessi fatto domande non avrei potuto controbattere”.

Ascoltando la radio in questi giorni, Ornella sente parlare proprio di quelle protesi che le hanno impiantato qualche anno fa, comincia a tastarsi, l’assale una sensazione sgradevole, quello scandalo francese coinvolge anche lei, subentra la paura e poi la rabbia, quella cosa se l’è andata a cercare, non è una malattia che le è piombata addosso all’improvviso, ha paura di aver corso in rischio inutile solo per la sua vanità. Ornella è una delle donne italiane che hanno ritoccato il seno con quelle protesi PIP che sono ormai diventate uno scandalo internazionale dal quale si salvano solo gli Stati Uniti, perché lì i controlli sono molto più severi del Vecchio Continente.

L’intervento di mastoplastica additiva fatto in una clinica privata da uno specialista in chirurgia plastica non era costato pochissimo ad Ornella, ben 14 mila euro. Il primo istinto è stato quello di strapparsi di dosso quei due corpi estranei che le possono procurare un cancro al seno, poi decide di rivolgersi a chi poteva darle seriamente una mano, pazienza se quel seno non sarà come voleva lei:

“Ho telefonato alla professoressa Adriana Bonifacino, la senologa del Sant’Andrea di Roma, di cui mi fido molto. Mi ha fatto ragionare. Mi ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto tra il settimo e il quattordicesimo giorno dal ciclo per controllare anche la ghiandola mammaria e i tessuti. Non sono ancora in menopausa e questi sono i tempi per l’esame. Informazioni che dovrebbero essere comunicate dal ministero della Salute. Perchè immagino che molte non sapranno come comportarsi. In ogni caso questa protesi andrà tolta anche se non avrò subito danni. Lo voglio io e me lo ha raccomandato la professoressa. Lei sarebbe tranquilla girando con un pezzo di plastica tossica infilato sotto la sua pelle?”

Forse Ornella non farà causa al luminare che ha messo in pericolo la sua vita, deve ancora decidere, lui non l’ha neanche chiamata per trovare una soluzione, neanche per confortarla e raccontarle magari una pietosa bugia sul non conoscere quali materiali fossero stati utilizzati, magari anche fingendo di non sapere che quelle protesi Pip costavano 740 euro l’una e lei ne aveva spesi davvero molti di più per avere quel seno che tanto sognava.

Il Codacons, per salvaguardare tutte le italiane che sono vittime dello scandalo, inizierà una class action Nelle prossime ore saranno diffuse tutte le informazioni necessarie alle pazienti per poter partecipare all’azione collettiva. Sul sito del Codacons e sul blog carlorienzi sarà pubblicata una modulistica da compilare per parteciparvi, la privacy sarà rigorosamente rispettata, questa è una certezza.

Fonte storia: Corriere.it

Photo Credits | Getty Images

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