La tiroide, come mantenerla in forma e riconoscere i sintomi

di Mariella Commenta

La salute della tiroide si presenta in due modi: con un adeguato apporto di iodio e con il controllo periodico. Un adeguato introito di iodio con la dieta alimentare (principalmente con il sale iodato) impedisce l’ingrandimento della tiroide e la formazione del gozzo o di noduli tiroidei. In questo modo, si riduce anche il rischio di tumori alla tiroide. Il controllo della tiroide è essenziale perché, in molti casi, ci può essere un difetto o un malfunzionamento della ghiandola che dà sintomi sfumati, non chiari e che non vengono attribuiti alla tiroide. Sono le cosiddette forme “sub cliniche” di ipertiroidismo o ipotiroidismo.

I disturbi della tiroide possono essere di diverso grado. Quando la ghiandola funziona troppo si parla di ipertiroidismo: è una condizione caratterizzata da un livello eccessivo di ormoni tiroidei in circolo. I sintomi principali sono un aumento dell’attività del cuore e della produzione di calore, oltre a una generale agitazione e irritabilità nervosa. Quando la tiroide, al contrario, lavora poco si parla di ipotiroidismo: la ghiandola non produce a sufficienza gli ormoni T3 e T4. Questo rallenta tutto il metabolismo del corpo, le funzioni del sistema nervoso, del cuore, l’attività nervosa e muscolare.

L’ipotiroidismo ha effetti diversi a seconda dell’età: può essere rischioso per lo sviluppo nervoso del feto e del bambino (fino a provocare il cosiddetto “cretinismo tiroideo”), rallentare lo sviluppo sessuale e la crescita in altezza durante la pubertà; mentre nell’adulto provoca pallore, stanchezza, voce roca, sensazione di freddo, a volte anche depressione e perdita di memoria.

I controlli regolari sono importanti anche in età avanzata: l’ipertiroidismo può peggiorare l’osteoporosi o influenzare la normale frequenza cardiaca. Gli ormoni tiroidei (la tiroxina o T4, e la triiodotironina o T3) sono costituiti per il 65 per cento da iodio: il giusto apporto di questo minerale è dunque fondamentale perché consente alla ghiandola di produrli. Il nostro organismo ha bisogno di circa 150 microgrammi di iodio al giorno. E la quantità giornaliera dovrebbe aumentare di 50-100 microgrammi durante la gravidanza e l’allattamento.

La mancanza di iodio provoca una malattia chiamata gozzo: la ghiandola si ingrandisce fino a formare una massa ben visibile sulla parte anteriore del collo. Nella dieta si prende iodio da varie fonti: acqua, pesce di mare e crostacei, uova, latte e carne; per quanto riguarda le verdure e la frutta, dipende dal terreno di coltivazione. In generale però l’apporto alimentare di iodio è sempre troppo basso: per questo è importante consumare sale iodato, un comune sale marino o di salgemma a cui è stato aggiunto iodio, in quantità standard.

È sufficiente sostituire al tradizionale sale da cucina e usarlo nei condimenti, per essere utile alla tiroide, il sale iodato NON deve essere utilizzato nella cottura ei cibi che richiedono l’ebollizione, perché lo iodio non resiste alle alte temperature che servono per bollire.

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