Fumo in Italia rapporto OMS

di Mariella Commenta

 L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuovi dati sulle misure di controllo sul tabacco: solo il 5% della popolazione mondiale vive in Paesi in grado di proteggerla dai rischi del fumo, il denaro raccolto da tasse sul tabacco supera di 500 volte i finanziamenti per le campagne anti-tabacco. Per contrastare la diffusione del tabacco l’ OMS ha suggerito l’attuazione del MPOWER ovvero di 6 strategie per la prevenzione dei rischi derivanti dal tabacco: monitorare l’uso del tabacco e attuare politiche per la prevenzione; proteggere le persone dal fumo; offrire aiuto per smettere di fumare; avvertire sui pericoli derivanti; far rispettare i divieti di pubblicità, promozione e sponsorizzazione; aumentare le imposte sul tabacco. Il rapporto è stato l’occasione di attuare il monitoraggio di tutti gli stati partecipanti alla Convenzione, ciò ha permesso di analizzare la situazione italiana dove il 28,3% degli uomini e il 16,2% delle donne sopra ai 14 anni fuma. Secondo quanto riferisce l’ Arpat, in Italia sono fumate 100.000 milioni di sigarette l’anno. La produzione delle “bionde” italiane è comunque in costante declino a favore di un incessante aumento delle esportazioni. Questa situazione è probabilmente legata – scrive l’ Arpat – al fatto che i prodotti da fumo sono ancora largamente pubblicizzati e promossi da radio e televisioni nazionali, nonché da giornali, quotidiani locali e i punti vendita. Non esiste un’agenzia nazionale o un ufficio tecnico che si occupi di controllare e ridurre la diffusione del tabacco, ma ogni anno circa 11.355.969 di euro sono stanziati dallo stato per campagne per la prevenzione dal tabagismo e strutture per la disintossicazione. In Italia la percentuale di fumatori tra la popolazione adulta e’ del 22%, superiore a quella della Svizzera (20,7 %) ma inferiore a quella di altri Paesi europei come Grecia (48,2 %), Russia (43,4 %), Austria (40,7 %), ma anche Spagna (29,9 %) e Francia (27,1 %). La legislazione italiana include quasi tutte le misure contro il tabagismo per proteggere la popolazione dall’esposizione al tabacco (divieto di fumo nei luoghi pubblici) , ma e’ invece meno severa per il bando della pubblicità ed alte forme di promozione. L’Italia ha firmato ma non ha ancora ratificato la Convenzione internazionale di lotta contro il fumo, promossa dall’ Oms.

ll fumo sarà quindi il principale killer del prossimo secolo soprattutto nei paesi in via di sviluppo: Africa, ma soprattutto Cina e India, un mercato potenziale di 3 miliardi di persone che verrà colonizzato dalle multinazionali del tabacco ai primi segni di benessere. Secondo Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, il miliardo di persone che moriranno a causa del fumo nel prossimo secolo, stando all’allarme lanciato dall’ Oms, sara’ in buona parte nel sud del mondo, nei nuovi mercati che si preparano ad aprire le porte al tenore di vita occidentale, e, senza regole e leggi adeguate, alla prevedibile invasione di sigarette.
Nei paesi occidentali – spiega Zuccaio – il consumo sta calando, e le multinazionali del fumo non investono piu’ nel settore: sanno bene che non ci sono piu’ possibilità di aumentare i proventi. Tutti i loro sforzi sono diretti ai paesi emergenti, dove possono fare pubblicità forsennata e spesso subdola, i prezzi sono bassi ed e’ lecito fumare ovunque“. Non a caso l’Oms ha gia’ varato una convenzione internazionale per combattere le pubblicita’ ingannevoli e alzare i prezzi delle sigarette. Quasi tutti i paesi hanno aderito, ma poi non e’ facile far rispettare loro gli accordi. Anche perche’ i governi spesso non sono insensibili ai guadagni enormi che, in forma di tasse, le sigarette vendute portano alle casse dello stato. Anche se, avverte l’esperto, “si tratta di un guadagno effimero, illusorio, visto che alla fine sara’ molto inferiore rispetto ai costi sociali e sanitari dell’epidemia da fumo“.

Fonte: Regioni.it

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