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Protesi Pip e cancro al seno: nessun legame

 
Martina Braganti
4 febbraio 2012
1 commento

Anche oggi vi riportiamo una notizia che ha a che vedere con le protesi Pip; solamente qualche giorno fa vi abbiamo informato circa l’azione che vorrebbero intraprendere i chirurghi plastici, costituendosi parte lesa ed ora arrivano anche delle importanti precisazioni da parte di Mario Pelle Ceravolo vicepresidente di Aicpe, l’associazione che riunisce i chirurghi plastici estetici a proposito di protesi Pip e cancro al seno.

non esistono evidenze scientifiche sul fatto che ci siano legami tra le protesi e il cancro. Anzi, l’incidenza di tale patologia è inferiore a quella che si riscontra tra le donne senza protesi. Anche i dati sulla rottura delle protesi sono incerti, in quanto gli studi esistenti sono stati effettuati con metodologie differenti e quindi non comparabili. Proprio per questo, come associazione, ci stiamo attivando per realizzare uno studio relativo alle protesi Pip in Italia

In questi ultime settimane dopo lo scoppio di questo scandalo in diversi paei era scattata una vera e propria psicosi, in certi casi forse anche legittima vista la scarsità di informazioni che circolavano; speriamo quindi che le parole del vicepresidente di Aicpe siano d’aiuto verso tutte quelle donne cui sono state impiantate proprio delle protesi Pip.

Ceravolo aggiunge anche

i rischi di una seconda operazione sono invece conosciuti. Ogni intervento chirurgico presenta dei rischi, inoltre molte pazienti sono soddisfatte del loro seno: non c’è certezza che, rioperando senza indicazioni, si avrà un risultato altrettanto buono, senza considerare l’alto rischio di complicazioni

Lui quindi suggerisce alcune linee guida di comportamento che sono

Primo è raccomandabile una visita di controllo semestrale per tutte le pazienti. Secondo, riteniamo necessario che a tutti i pazienti che presentino da un punto di vista clinico o strumentale non solo evidenza, ma anche semplice sospetto di importante contrattura capsulare, sieroma, infiammazioni loco-regionali, adenopatie, lesioni evidenti o rottura franca, siano espiantate le protesi e, se non esistono controindicazioni, sostituite.

Terzo, i pazienti con sindrome ansiosa o condizioni psicologiche labili, ma con impianti integri, dovrebbero essere valutati attentamente, se necessario con l’ausilio di colleghi specialisti, e dovrebbe essere data loro la possibilità di sostituzione dell’impianto.

Quarto: alla FDA di ogni paese dovrebbe essere inoltre chiesto di valutare e certificare tutti gli impianti che vengono utilizzati sul suo territorio per evitare altre situazioni di altro tipo per altri dispositivi. Quinto, è infine necessario un registro degli impianti, per avere un rapido follow up di tutte le protesi impiantate, in modo da poter gestire al meglio situazioni di questo tipo

Si spera che i chirurghi agiscano sempre pensando al bene della paziente; quest’ultima prima di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica deve riuscire a reperire quante più informazioni possibili sia sul chirurgo che sul tipo di protesi.

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Commento

  • #1Caterina Locci

    Vorrei aggiornamenti riguardo le protesi PIP e capire perché il codacons chiede un’anticio così alto per partecipare alla classaction? Non dovrebbe essere dalla parte del cittadino? La domanda per aderire scade il 20 . Ma ci sono altre strade? Grazie cordiali saluti

    19 feb 2012, 9:21 pm Rispondi|Quota