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Strabismo dei neonati: quando è necessario far intervenire l’oculista pediatra

 
Mariella
26 aprile 2011
1 commento

Fino ai 7-8 mesi di vita il bambino non ha ancora acquisito il pieno controllo dei movimenti oculari. In particolare, in questa fase non risulta del tutto sviluppata la visione binoculare (quella che consente ai due occhi di sincronizzarsi e focalizzarsi sullo stesso oggetto nello stesso momento): per questa quando il piccolo è intento a fissare qualcosa, spesso succede che uno degli occhi tenda a deviare verso l’interno o verso l’esterno. Questa forma di strabismo, che risulta interessare circa il 4% dei neonati, rappresenta un fenomeno temporaneo che, in genere, si risolve in modo spontaneo.

Solo se gli occhi del bebè continuano a evidenziare un mancato asimmetrismo dopo i primi 7-8 mesi probabile che si tratti di un reale disturbo ed è necessario sottoporre il piccolo a una visita oculistica. All’origine dello strabismo c’è un’alterazione del funzionamento di uno o più dei sei muscoli del movimento di ogni occhio.

Lo strabismo può essere congenito o acquisito. Il primo è dovuto ad anomalie dei muscoli oculari presenti fin dalla nascita e tende a rilevarsi facilmente fin dai primissimi mesi di vita. In genere, si risolve con un intervento chirurgico che si esegue in età scolare. Lo strabismo acquisito è provocato da un difetto visivo, cioè da vizi rifrattivi non corretti: non riuscendo a focalizzare bene le immagini il bambino tende ad attivare un meccanismo di accomodamento che può determinare una forma di strabismo. In genere questo tipo di disturbo si evidenzia dopo i 2 anni di età. Attraverso adeguati trattamenti oculistici (l’uso di lenti correttive) e ortottici (l’ortottica è la scienza che studia i movimenti oculari) si cura il difetto visivo e lo strabismo che ne è una conseguenza.

Spesso lo strabismo favorisce la comparsa di un deficit visivo noto come ambliopia o “occhio pigro”. Il mancato allineamento delle pupille può, infatti, indurre il cervello a usare soltanto l’occhio in asse: di conseguenza l’occhio deviato (che non viene utilizzato) che diventa “pigro” riducendo la sua funzionalità visiva. Per questo motivo la cura dell’ambliopia consiste in genere nell’occlusione dell’occhio sano: ciò obbliga quello “pigro” a lavorare recuperando man mano le sue capacità. Non sempre però l’ambliopia risulta facilmente riconoscibile, in quanto il piccolo riesce a vedere piuttosto bene anche con un occhio solo e quindi non manifesta particolari disagi. Se soffre di strabismo è quindi necessario sottoporlo a una serie di controlli oculistici per verificarne periodicamente la funzionalità visiva.

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Commento

  • #1Antonio Pascotto

    Complimenti per l’ottimo articolo. Mi permetterei di sottolineare, però, che QUASI MAI l’ambliopia (occhio pigro) è riconoscibile nel bambino senza una valutazione oculistica. Pertanto, pur in completa assenza di sintomi, è fondamentale sottoporre il bambino ad una visita specialistica prima dei 5 anni di etá. Se l’occhio pigro viene diagnosticato in quest’epoca di sviluppo, può ancora essere operato. In bambini più grandi, invece, è difficile ottenere buoni risultati con le terapie specifiche.

    Buona giornata!

    27 apr 2011, 5:14 am Rispondi|Quota